GIUBILEO: “CARO CICLISTA DEL GIRO D’ITALIA”, LETTERA APERTA DI DON CECCONI (CARITAS ITALIANA)

“Anche il ciclismo che arriva a Roma per il Giubileo deve fare penitenza”. E’ l’invito di don Antonio Cecconi, vicedirettore della Caritas italiana, in una lettera aperta indirizzata ai ciclisti partecipanti al Giro d’Italia che, in occasione del Giubileo, partirà da Roma la prossima settimana. Ricordando i significati del Giubileo don Cecconi coglie l’occasione per invitare il mondo dello sport, in particolare il ciclismo, a “prendersi qualche impegno giubilare”. “Caro compagno di strada”, così si rivolge don Cecconi all’immaginario ciclista, “il ciclismo e gli altri sport non sono senza peccato: in situazioni precise e concrete non promuovono ma offendono la dignità della persona, molti di voi l’hanno sperimentato sulla propria pelle. Uomini e donne, talora anche giovanissimi, convinti (o raggirati) ad assumere sostanze illegali e soprattutto immorali, per spremere dalla macchina umana tutta l’energia possibile”. Don Cecconi richiama medici, direttori sportivi, general managers, preparatori atletici, massaggiatori, dirigenti, tecnici federali e sponsor alle reciproche responsabilità. Invita quindi il ciclista a fare il proprio “lavoro con onestà e coerenza, spezzare le catene della schiavitù (anche chimica), denunciare le ingiustizie, rifiutare i compromessi”, “essere in pace” con la propria “coscienza”. “C’è giustizia – si chiede don Cecconi – nello sport di oggi? Non solo giustizia sportiva ma anche economica: i contratti che vi fanno firmare sono in regola? Esistono retribuzioni e benefici ‘sottobanco’ per aggirare il fisco? Viene rispettata e tutelata la fatica di tutti, gregari e campioni?” “Se sei cattolico – conclude il vicedirettore della Caritas, rivolgendosi a ciascun ciclista – è una buona occasione per riconciliarti e partecipare all’Eucarestia. Se tu venissi a confessarti da me, ti darei la penitenza di chiedere al tuo medico informazioni precise sui farmaci prescritti, per evitare quelli proibiti dalle leggi, dai regolamenti sportivi e dalla coscienza”.