Il tribunale di Kigali emetterà giovedì mattina il verdetto contro mons. Augustin Misago, il vescovo di Gikongoro arrestato il 14 aprile 1999 con l’accusa di complicità nel genocidio del 1994. Il presule rischia la pena di morte in caso di condanna. Il vescovo, secondo quanto dichiarato a Fides da una delle rare persone che hanno avuto modo di visitarlo negli ultimi giorni “ha chiesto di ricevere meno visite, per dedicarsi più assiduamente alla preghiera”. Le prove a suo carico, come messo in luce dalla difesa nell’arringa finale, sono inconsistenti: solo testimonianze indirette e supposizioni artificiose. Tra le poche testimonianze dirette c’è, invece, quella di Jerome Rugema (oggi ventenne), che secondo l’accusa doveva esser morto per colpa del vescovo assieme ad altri ragazzi. Il giovane ha testimoniato il 1° dicembre 1999 affermando di dover la sua vita proprio all’intervento del vescovo. ” “Il 20 marzo scorso, nell’ultima udienza, il pubblico ministero ha presentato solo 3 documenti, tra cui una video-cassetta che mostra solo il vescovo a colloquio con dei giornalisti. La parte civile ha prodotto 9 documenti, ma alcuni di essi sono articoli di giornale che diffamano il vescovo e la Chiesa. La difesa, invece, ha presentato 18 documenti che dimostrano come Mons. Misago si sia sempre impegnato per evitare gli scontri etnici. Tra i documenti figura anche una dichiarazione giurata del Cardinal Roger Etchegaray. Sul sito di Fides, www.fides.org, si può trovare la cronaca del processo, l’autodifesa di mons. Misago e un quadro della situazione del sistema giudiziario rwandese. ” “” “