“La Confessione sacramentale non si può mai confondere con una seduta psicanalitica…”. Un’affermazione tratta dal magistero di Giovanni Paolo II, che padre Ivan Fucek, teologo della Penitenzieria Apostolica, ha ribadito questa mattina durante la presentazione del volume “Il Sacramento della Penitenza nei messaggi del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II alla Penitenzieria Apostolica”, per animare la discussione sul tema della confessione sacramentale. Il “calo sensibile” della frequenza dei fedeli a questo sacramento registrato negli ultimi decenni, ha rilevato padre Urbano Navarrete, consultore per la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, non può essere imputato solo ai fattori esterni della secolarizzazione. Occorre anche constatare una “certa negligenza dei ministri” in questo campo. “Molti sacerdoti infatti – ha proseguito Navarrete – non hanno predicato a sufficienza l’importanza della Confessione, mentre sono stati messi in evidenza altri aspetti liturgici, come l’atto penitenziale all’inizio della Santa Messa. E molti fedeli pensano che questo sia sufficiente per cancellare tutti i peccati, anche quelli gravi”. Ultimamente però, ha precisato padre Navarrete, “con l’Anno Giubilare c’è stata una ripresa della pratica del sacramento della Confessione, come pure del servizio da parte dei sacerdoti”. La crisi delle confessioni, ha fatto notare il Consultore, è stata minore in quelle parrocchie dove “il parroco si è preoccupato di avere sempre dei confessori a disposizione dei fedeli”.