“Precarietà, marginalità, a volte povertà vera e propria”: anche a Torino il problema del lavoro si fa sentire, e in qualche modo cambia il volto della città. A farlo notare è Maurizio Ambrosini, dell’Università di Genova, di cui “La voce del popolo” – il settimanale diocesano di Torino – ospita un intervento in margine al convegno “La Chiesa dialoga con la città”, che si aprirà domani (fino a sabato) per iniziativa della diocesi. I nuovi modelli di sviluppo economico, continua Ambrosini, “hanno un forte impatto sul piano sociale”, e mettono “particolarmente a rischio alcuni gruppi sociali”: “i giovani di periferia, perduti dalla scuola ed esclusi dal lavoro stabile e qualificato; i disoccupati adulti a bassa qualificazione, che rischiano di non trovare idonee iniziative di sostegno e riqualificazione; le persone senza fissa dimora, spesso giovani o appartenenti alle fasce centrali di età; le famiglie monogenitoriali socialmente deboli, quando non sono sostenute dalle famiglie di origine; gli immigrati in condizione di precarietà, specialmente se in condizione di soggiorno irregolare”. Per individuare possibili e realistiche solizioni a tali problemi, è la tesi di Ambrosini, la “società civile” può svolgere un ruolo “più attivo che in passato”, anzitutto “rivendicando i diritti di chi non ha voce. Ma anche assumendo la consapevolezza che l’intervento pubblico non potrà arrivare ovunque. Le nuove risposte funzionano laddove si costruisce una rete territoriale, a cui partecipano istituzioni pubbliche e iniziative scaturite dalla società”. Il convegno di domani sarà aperto da mons. Severino Poletto, arcivescovo di Torino, e prevede interventi di mons. Giuseppe Pollano, Mario Deaglio, Maurizio Ambrosini e Franco Pizzetti. Nella mattinata di sabato i lavori saranno suddivisi in otto sezioni su temi di attualità locale; nel pomeriggio gli interventi degli amministratori locali e le conclusioni dell’arcivescovo. ” “” “