“Scrivi a un prigioniero e lo renderai libero”: è l’invito che ieri sera Gabriella Guarino, ex detenuta in Perù, ha rivolto ai presenti durante l’incontro sul tema: “Perù: se questa è democrazia. Voci e testimonianze sulla situazione del paese e sui prigionieri politici”, svoltosi a Roma nei locali della Comunità di base di San Paolo. Ricordando la sua esperienza durata 17 mesi e conclusasi 5 anni fa, Guarino ha descritto la situazione in cui oggi vivono circa 7mila carcerati peruviani, “accusati di terrorismo e di tradimento della patria. Solo da un mese nei penitenziari è stata concessa l’entrata di una radio e di alcuni giornali; si possono ricevere visite mensili di 30 minuti. Le pareti in cemento delle celle, in cui si vive 23 ore al giorno, trasudano umidità e l’ambiente malsano provoca diverse malattie”. Grazie all’impegno di padre Luigi Gasparini, missionario comboniano cappellano del carcere femminile di Chorrillos, “ora alcune detenute possono svolgere qualche lavoro”, ha raccontato Guarino, aggiungendo: “A gennaio, quando le autorità avevano minacciato di proibire la posta, abbiamo inviato nelle ricorrenze giubilari immagini sacre con frasi del Vangelo riferite all’Anno di perdono e liberazione; i detenuti hanno risposto riflettendo su questi temi”. Una di loro scrive: “Il perdono per ognuno di noi, senza distinzione, deve servire a convertire, perché abbiamo bisogno di avere un cuore nuovo”.