“Perché molti sono nell’oscurità, disorientati, paurosi, senza prospettive, incapaci di dare senso al vivere e agli impegni quotidiani?” si è domandato mons. Severino Poletto, arcivescovo di Torino, in apertura del convegno che si è svolto ieri a Torino sul tema “La Chiesa dialoga con la città”. Di fronte a questo interrogativo mons. Poletto ha ricordato la responsabilità della Chiesa di Torino “di rendere presente oggi, alle persone del nostro tempo, il messaggio di Gesù”. “La storia del rapporto tra la Chiesa torinese e la realtà di questa città negli ultimi due secoli è stata caratterizzata dal singolare fenomeno della grande quantità di ‘santi sociali’ ha sottolineato il docente universitario Franco Pizzetti. “Questo impegno della Chiesa torinese è stato visto con favore dalla città. Per contro è sempre stato considerato con disinteresse, anzi a volte con ostilità, il suo magistero, e la sua stessa missione spirituale, non appena la Chiesa ha cercato di andare al di là di una dimensione strettamente legata alla religiosità individuale”. Sui recenti cambiamenti istituzionali, Pizzetti ha invitato le Chiese locali a “stare attente ai cambiamenti che si verificano nelle loro realtà” perché “le scelte locali peseranno sempre di più sulle sorti delle comunità”. Secondo l’economista Mario Deaglio “servirebbero 10.000 miliardi l’anno, per un numero indefinito di anni, per invertire la tendenza al declino del capoluogo piemontese”. Tra gli “ammortizzatori sociali” che hanno evitato finora la disgregazione sociale, Deaglio elenca “il sindacato, le amministrazioni locali e la Chiesa, attraverso le sue strutture parrocchiali e di altro tipo. Esiste a Torino una cultura della solidarietà che ha svolto un’azione di successo nell’evitare che le situazioni di disagio acuto diventassero comuni”. “” “” “” “” “”