La fecondazione assistita “è stata ridotta ad uno strumento o per ribadire alcuni schieramenti politici, o per aumentare i litigi e le contrapposizioni alle quali, purtroppo, siamo abituati”. Questo il commento di Maria Luisa Di Pietro, dell’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica, agli ultimi esiti del dibattito parlamentare sul disegno di legge in materia di fecondazione assistita, di cui ieri il Senato – dopo duri scontri tra le forze politiche – ha sospeso l’esame. “Lascia molto perplessi – continua Di Pietro – che in un’assemblea così qualificata e scelta dal popolo italiano non si sia raggiunta la serenità per poter iniziare una discussione seria su questi argomenti, che riguardano non solo il vissuto dei singoli che chiedono di accedere alla fecondazione assistita, ma che coinvolge i diritti dei minori – in questo caso l’embrione, che non può difenderli direttamente – e che ha anche importanti ricadute sociali”. Riferendosi a quanto è avvenuto ieri al Senato, Di Pietro osserva che “si stava rischiando di portare avanti un testo così stravolto, che poteva essere tacciato quasi di incostituzionalità. Reintrodurre, da una parte, la tutela dei diritti del concepito e, dall’altra, approvare pratiche contrarie alla tutela del diritto del nascituro avrebbe significato infatti impiantare un testo di legge senza più coerenza interna ed in contrasto con i principi della Costituzione”. Per uscire dalla logica dello scontro e della contrapposizione frontale, sostiene Di Pietro, occorrerebbe “un salto di qualità, uno sforzo da parte del Parlamento di confrontarsi sui valori dell’uomo, che sono al di sopra di ogni schieramento politico”. Una richiesta che la discussione parlamentare sulla fecondazione assistita “venga urgentemente ripresa” viene dal Centro Italiano Femminile (Cif), che invita “coloro che si riconoscono nei valori cristiani” a continuare “a trovare “ragioni di unità” e i laici a “superare posizioni vetero-ideologiche, nell’interesse del minore”. Il Cif, in una nota, “rileva con profondo sconcerto l’incapacità dei rappresentanti politici in Parlamento a dare una normativa adeguata” in una materia che “viene abbandonata, nel vuoto legislativo, all’arbitrio dei singoli”. Riguardo alla votazione di ieri, per il Cif è di “grande importanza” che i cattolici si siano trovati “trasversalmente uniti su valori fondamentali, quali la tutela del minore fin dal concepimento e il suo diritto a crescere in un contesto familiare stabile e certo”.