CARCERE: CARITAS ITALIANA, “NON BASTANO AMINISTIA E INDULTO”

“I gesti di clemenza non possono essere in nessun modo riconducibili alle sole amnistia e indulto. Se vogliamo che non si riducano a semplici valvole di sfogo della pressione carceraria, dobbiamo assicurare un profilo alto a questi gesti di clemenza, inquadrandoli in un’ottica giubilare di riconciliazione, intesa come ricostruzione di lacerazioni e divisioni sociali, nel segno del perdono e della solidarietà”. Lo afferma la Caritas italiana in un documento su “Carcere e giustizia. Gli aspetti del disagio, gesti, impegni e segni di speranza per la comunità cristiana”. “Allo Stato – si legge nel documento – non possono essere chiesti provvedimenti di sola emergenza, se non si vuole che tutto si riduca ad effimeri provvedimenti-tampone”. “Anche le misure di clemenza invocate – aggiunge la Caritas – vanno inquadrate in radicali riforme strutturali dell’intero sistema penitenziario”. Nel documento, la Caritas lancia una serie di proposte: la prima si focalizza sull’indulto, chiedendo “per tutti sconti di pena, per chi esce dal carcere una forma di probation, unita ad una compensazione della vittima laddove la persona ne abbia la possibilità”. Il documento chiede inoltre “disposizioni di trattamento di accoglienza in comunità”. Tra le proposte, provvedimenti di “semilibertà o affidamento in prova a chi è già nei termini, verificatasi la possibilità di lavoro e casa, previo accordo di risarcimenti danni alla vittima concordata attraverso un’opera di mediazione”. La Caritas propone infine la creazione di “un fondo nazionale da ripartire in quelle Regioni che finanziano con fondi propri inserimenti dei lavoratori, nuovi centri di accoglienza, case per la semilibertà, progetti di accompagnamento sul territorio, anche ad opera del volontariato”.