“In Iraq le condizioni della popolazioni, a causa dell’embargo, sono disumane: non è possibile far continuare questo assurdo genocidio che non fa onore ai cristiani e all’umanità”. E’ l’appello lanciato oggi a Roma dal Patriarca dei Caldei di Babilonia Raphael I Bidawid che, in un incontro promosso dalla Caritas italiana e dall’Ufficio nazionale Cei per la pastorale della sanità, ha chiesto al governo italiano, alle Nazioni Unite e ai governi direttamente responsabili di revocare l’embargo all’Iraq, in vigore ormai da 10 anni. In questo periodo gli effetti dell’embargo hanno portato a oltre 1 milione e mezzo di decessi e ogni giorno, anche a seguito dei quotidiani bombardamenti, muoiono circa 200 persone, in maggioranza bambini (5/6.000 ogni mese). Nessuno ha affermato il Patriarca, ha “il diritto di calpestare i diritti fondamentali di un popolo, che manca perfino dell’essenziale per la sopravvivenza”. Bidawid ha denunciato il silenzio dei mass media su “un crimine simile a quello commesso durante il nazismo”. “La Chiesa cattolica, grazie anche alla collaborazione della Caritas italiana – ha precisato – è tra le poche realtà a sostegno della popolazione più povera, mentre nessun Paese islamico si è mosso in aiuto all’Iraq”. Mons. Benito Cocchi, presidente della Caritas italiana e della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute, ha parlato della “grettezza d’animo” di chi vuole “distruggere una nazione” solo per “interessi commerciali”, data “la risaputa inefficacia di qualsiasi tipo di embargo”. “Si esulta per la scoperta del genoma – ha osservato mons. Sergio Pintor, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale della sanità – e con l’embargo si smantella il sistema sanitario di un Paese, vietando l’ingresso di farmaci e apparecchiature”.