“Venticinque anni di lavoro silenzioso e paziente”, animati da una grande passione: “Venire incontro ai cattolici dei Paesi a regime comunista e contribuire così anche a portare nelle loro terre un’aria nuova di libertà”. A due anni dalla scomparsa del card. Agostino Casaroli, il Segretario di Stato vaticano che dal 1963, per incarico di Papa Roncalli, viaggiò attraverso i Paesi dell’Europa dell’Est gettando le basi del dialogo della Santa Sede con i regimi comunisti e aprendo la strada alla caduta del muro di Berlino del 1989, i suoi appunti di viaggio, le sue riflessioni sugli incontri avuti, sono stati pubblicati nel volume “Il martirio della pazienza. La Santa Sede e i Paesi comunisti (1963-89)”, presentato questa mattina a Roma. Il titolo del libro, ha osservato l’attuale Segretario di Stato vaticano, card. Angelo Sodano, “indica bene lo spirito che animava questo grande uomo di Chiesa”. In alcuni casi “la pazienza è davvero un martirio. E’ l’accettazione della prova con l’animo dei forti”. Queste pagine racchiudono la memoria storica inedita di una parte del centrale del Novecento, descrivono grandi figure come quelle del card. Mindszenty, di mons. Beran, del card. Wyszynski, il ruolo di tre pontefici, Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, e restituiscono il clima politico di un’Europa oggi completamente trasformata. La Ostpolitik della Santa Sede, ha spiegato il card. Achille Silvestrini, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, collaboratore fin dagli anni Sessanta del card. Casaroli, è contrassegnata da tre fasi: “La prima, dal 1945 al 1963, è l’antefatto della narrazione, con gli arresti, le condanne, la relegazione di numerosi vescovi, sacerdoti” e la rottura delle relazioni diplomatiche fra governi dell’Est e la Santa Sede. Segue, con Paolo VI, il periodo della presa di coscienza del dovere morale “di portare soccorso ad una Chiesa che parlava solo con la sua sofferenza”. Infine l’esperienza della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa ad Helsinki (1973-75), “quando la delegazione vaticana ottiene un esplicito riconoscimento della libertà religiosa”. Una consegna morale affidata a Giovanni Paolo II. (segue)