“Partendo dal nulla”, creò grandi aziende di ceramica e perfino una televisione locale, ma “visse sempre in una situazione di estrema sobrietà, di grande fede come sposo, padre e imprenditore e di grandissima umiltà”. Così don Angelo Cocca, postulatore della causa e direttore del settimanale diocesano “Nostro tempo”, ricorda la figura di Uberto Mori, l’ingegnere di Modena che potrebbe presto divenire “il primo imprenditore sugli altari”, visto che si chiude domani – con una Messa nella cattedrale, presieduta dal vescovo di Modena-Nonantola, mons. Benito Cocchi – la fase diocesana di canonizzazione. Nato a Modena il 28 gennaio 1926, Uberto Mori si sposa nel 1952 con Gilda Cavedoni (ancora vivente) e ha quattro figli (due muoiono piccolissimi). Dopo la laurea in ingegneria, insegna all’Università di Bologna, affermandosi come imprenditore nella progettazione e costruzione di impianti industriali per ceramiche in Italia e all’estero. Spinto da profonda devozione mariana e terziario francescano, Mori dà vita a Modena ad un “movimento di preghiera e carità”, sotto la guida del francescano padre Raffaele da Mestre; si impegna nella Caritas e per le missioni. Dà vita anche ad una televisione locale, “Antenna Uno”, per “diffondere il Vangelo”. Dopo la morte di Mori, avvenuta il 6 settembre 1989, durante il processo di canonizzazione – informa don Cocca – “si sono scoperti gesti di carità di grande valore cristiano e umano”. Fra i 130 testimoni del processo, figurano operai, imprenditori, fedeli, sacerdoti, missionari e vescovi.