“Rinnovo il mio accorato appello affinché cessino” le “efferate violenze” nelle isole Molucche. “Oso sperare che quanti le compiono o le istigano comprendano che non si può uccidere e distruggere in nome della religione né manipolare la stessa secondo i propri interessi. Alle autorità chiedo di adoperarsi con fermezza per far sì che la situazione migliori; a tutti, chiedo di deporre l’odio e di lavorare instancabilmente per il ristabilimento dell’armonia religiosa, nel rispetto e nell’amore reciproco”. E’ l’appello che Giovanni Paolo II ha rivolto questa mattina, al termine della consueta udienza del mercoledì, di fronte “all’ondata di disordini a sfondo etnico-religioso, che dal gennaio 1999 scuote l’arcipelago indonesiano delle Molucche” senza accennare a “placarsi”. In queste zone, ha detto il Papa, “i ripetuti sanguinosi attacchi di estremisti musulmani contro villaggi cristiani stanno provocando numerosissime vittime e rovine senza limiti”. Il Papa ha fatto riferimento nel suo richiamo anche alle “notizie altrettanto preoccupanti” che gli giungono dall’India, “dove ultimamente si sono registrate molteplici aggressioni contro le comunità cristiane e le minoranze, le più gravi – hanno rilevato quei vescovi – dall’indipendanza del Paese”. Ad ascoltare le parole del Papa, questa mattina in piazza San Pietro c’erano oltre 30mila persone, fra cui anche un gruppo di duecento amministratori e abati della Scuola giapponese Nichiren-shu temples.