“Urge una riforma del servizio civile che ne consenta il rilancio su nuove basi anche in conseguenza dell’abolizione della leva”. E’ quanto scrive la Caritas italiana, in una mozione sulla riforma della leva e del servizio civile. In particolare, la Caritas chiede al Senato “di non affrontare la discussione della riforma del servizio militare prima di aver approvato la riforma del servizio civile”, nella convinzione che “un esame contestuale dei due provvedimenti consentirebbe di evitare soluzioni squilibrate che creano comunque un vuoto nel futuro del mondo giovanile”. I rappresentanti della Caritas, per questo, “s’impegnano a contattare uno per uno i senatori nei rispettivi collegi elettorali chiedendo loro di non porre mano a nessun atto riguardante la riforma del servizio militare trasmessa dalla Camera prima di aver approvato la riforma del servizio civile”. Dopo aver approvato la riforma del servizio militare, afferma la Caritas, il Parlamento “mostra scarso interesse o addirittura volontà penalizzante nei confronti del servizio civile e quindi degli obiettori di coscienza”. L’attuale legge sul servizio civile, inoltre, a due anni dall’approvazione “incontra continue difficoltà di ordine finanziario, normativo e organizzativo. E così – conclude la Caritas – un’esperienza che in questi anni ha diffuso tra i giovani la coscienza di pace e accresciuto la pratica della solidarietà rischia di essere messa in liquidazione”. Anche gli obiettori di coscienza del Gruppo Abele denunciano che “il sistema del servizio civile rischia il collasso, se ad esso non si apporteranno sostanziali cambiamenti, poiché le lamentele e le insoddisfazioni crescono in misura direttamente proporzionale all’aumento delle domande di obiezione di coscienza”.