“Abbiamo la vocazione di guardare la terra e la vocazione di guardare lassù”. Lo ha detto il cardinale Jan Pieter Schotte, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, nell’omelia che ha tenuto ieri nella cattedrale di Bologna per la solennità dell’Ascensione. “Il peso che ci portiamo dietro – ha detto il card. Schotte – rischia di frenarci, se non addirittura di risucchiarci e rovesciarci. E’ il peso del visibile, al di fuori di noi. Il peso delle cose, verso le quali la concupiscentia oculorum grava su noi e sulla Chiesa ogni volta che, dimentichi di ‘guardare il cielo’, ci sentiamo più sicuri e protetti nel fissare quello che appaga l’avidità del possesso e la sazietà dell’avere”. “La visibilità della Chiesa – ha proseguito il cardinale – non può diventare il suo freno né la sua zavorra. La Chiesa confessa che la sua consistenza e solida stabilità si trova in una meta futura. Apparati, titoli, primi posti, pretese politiche, prestigi sociali, strategie di potere, dominio, concorrenze, prevalenze non hanno codice nella Chiesa, Diventano cecità, poiché il loro peso spezza la schiena alla Chiesa, ne atterra lo sguardo e così il cielo si chiude sopra di essa. Gli stessi rischi – ha proseguito il cardinale – corriamo noi, nell’intimità della nostra coscienza minacciata o nello spazio aperto delle nostre piazze, dei luoghi di lavoro e delle comuni relazioni”. Il cardinale ha quindi invitato i fedeli a percorrere strade del vivere quotidiano “fissando lo sguardo e il cuore a quella città futura, la città alta, posta sul monte, dove insieme alla Madre troveremo casa definitiva”.