Ad affermarlo è padre Stefano Caprio, parroco a Vladimir (Mosca), interpellato dall’agenzia Fides in margine alla visita del presidente russo, Vladimir Putin, in Italia; oggi Putin sarà ricevuto in udienza dal Santo Padre. I cattolici in Russa, spiega padre Caprio facendo un quadro della situazione della Chiesa e dei problemi esistenti tra cattolici e ortodossi, sono una “estrema minoranza: le stime più ottimistiche parlano di mezzo milione di cattolici su una popolazione di quasi 150 milioni, ma a frequentare le chiese cattoliche non sono più di 50 mila fedeli”. In più, continua il parroco di Vladimir nell’intervista rilasciata a Fides, secondo i sociologi “la percentuale di russi che hanno un contatto pur minimo con una qualunque pratica religiosa non supera il 6-7%”.Il sacerdote, infine, sottolinea che “la fase di ‘rinascita religiosa’ post-comunista ha già toccato i massimi livelli: nonostante la costante apertura di nuove chiese, la frequenza sta progressivamente calando”. Nel primo decennio post-comunista, informa Caprio, “sono state rifondate quattro amministrazioni apostoliche, da cui dipendono circa 200 parrocchie con altrettanti sacerdoti e religiose, un seminario maggiore ed altre strutture centrali e periferiche”. Con Eltsin, invece, “si è accentuato l’atteggiamento nazionalista che vede l’Ortodossia come custode esclusiva dei valori patriottici e l’ostilità verso tutte le espressioni estranee, non ultimo il cattolicesimo”. Putin, infine, sembra aprire “una fase nuova, meno interessata ad esaltare il ruolo della religione in funzione politica”. ” “” “