“E’ una situazione drammatica e ingiustificata. Da tempo rwandesi e ugandesi hanno preso di mira, oltre alla cattedrale di Kisangani, bombardata ieri, tutte le opere sociali della Chiesa, i membri della gerarchia, preti e seminaristi. E’ un’esplosione di follia ingiustificata”. E’ quanto dichiara all’agenzia Fides mons. Francisco Javier Lozano, nunzio apostolico nella Repubblica Democratica del Congo. “Siamo sorpresi e addolorati – continua mons. Lozano – perché l’attività pastorale della Chiesa è soprattutto vicina ai più deboli, e tutte queste distruzioni non fanno che aumentare le sofferenze della popolazione senza lasciare spiragli alla pace”. Negli ultimi mesi, nell’est del paese, alcuni presuli sono stati costretti ad abbandonare le loro diocesi: mons. Kataliko, arcivescovo di Bukavu, non può rientrare nel suo episcopio dal febbraio scorso; il vescovo di Uvira, mons. Gapangwa Nteziryayo, è rifugiato a Roma da tre mesi; nel novembre scorso è stato assassinato p. George Kakuja, parroco di Kalonge, a circa 70 km da Bukavu; a fine maggio è stato assaltato il Seminario Maggiore di Murhesa (25 km. a nord di Bukavu) ed è stato ucciso il seminarista Claude Gustave Amzati. Mons. Lozano chiede l’intervento dell’Onu e l’invio dei caschi blu. “Senza l’Onu – spiega – la pace si allontana. L’accordo di Lusaka del luglio 1999 prevedeva la dislocazione di osservatori e l’invio di 5.550 militari. Ma questo è un paese immenso. Servirebbero almeno 100mila caschi blu per fermare la guerra”.