Aveva appena incontrato i carcerati di Regina Coeli. Li aveva guardati negli occhi: “In essi sapevo di incontrare Cristo”. Non c’è un contrasto tra queste parole del Papa, parole di speranza che aveva appena pronunciato nel carcere romano, e le inequivocabili espressioni di “amarezza” a proposito del cosiddetto gay pride, definito un “affronto” al giubileo ed una “offesa ai valori cristiani” di Roma. Citando il catechismo della Chiesa cattolica, Giovanni Paolo II ha ricordato all’Angelus che le persone omosessuali devono essere accolte con rispetto, compassione, delicatezza. Questo tuttavia non significa dimenticare che “gli atti di omosessualità siano contrari alla legge naturale. La Chiesa – ha detto il Papa – non può tacere la verità, perché verrebbe meno alla fedeltà verso Dio creatore e non aiuterebbe a discernere ciò che è bene e ciò che è male”.” “Proprio qui sta il punto. La sfilata e il turbinio mediatico che l’ha accompagnata fino a tarda ora sulle principali reti televisive, veicolava il classico messaggio della cultura radicale a proposito dei “generi”: ognuno può scegliere il “genere” a seconda delle proprie inclinazioni o suggestioni, seguendo la propria individuale pulsione. Invece no: la libertà sta proprio nel sapere “discernere”.” “Qualcuno si è chiesto, provocatoriamente e polemicamente, perché tra tutti i giubilei di settore, non ne sia stato previsto uno per le persone omosessuali. Proprio perché, come recita il catechismo della Chiesa cattolica, non ci sono discriminazioni nella Chiesa: anche le persone omosessuali sono chiamate, come tutti, a vivere il Giubileo come tempo di incontro con Cristo, “un’occasione da non perdere”. Nulla a che vedere con la maschera dell’orgoglio o le teorizzazioni della cultura radical-liberale, così martellante negli spot di questi giorni.” “Chiesa e Stato democratico sono e restano, “ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”, “impegnati alla reciproca collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del Paese”, come recitano gli accordi concordatari. Bastava vedere Giovanni Paolo II a Regina Coeli per rendersi conto che in queste posizioni serene e chiare non c’è da parte della Chiesa nessuna anacronistica rivendicazione di privilegi o di egemonie. Ma piuttosto spirito di servizio. C’è la provata convinzione che la concreta promozione della normalità della vita e degli affetti, nel rispetto di tutte le persone, è un interesse preciso di tutta la società. E su questo c’è, in particolare per tutte le forze politiche, molto da fare, fin da subito. ” “