“La società civile non può accettare l’apertura delle case chiuse, che commercializzano il sesso, ma deve impegnarsi in attività di recupero sociale che lancino messaggi anche ai clienti, affinché – una volta cambiato atteggiamento – si sentano anche loro corresponsabili nella lotta contro gli sfruttatori”. Don Cesare Lodeserto, del Centro di accoglienza “Regina Pacis” di Lecce, si dichiara d’accordo con il presidente della Camera, Luciano Violante, che oggi – in occasione di un convegno – ha affermato che “non c’è alcuna differenza tra chi schiavizza le donne immigrate per estorcere loro denaro e chi le usa sessualmente”. “Il commercio del sesso – commenta, infatti, il sacerdote – è un fenomeno negativo che va combattuto da qualunque parte provenga, o attraverso la schiavitù degli sfruttatori o come offerta da parte del cliente”. Una cosa, tuttavia, è “l’atteggiamento criminale degli sfruttatori”, un’altra sono “le carenze psicologiche o affettive dei clienti”, che per don Cesare “vanno combattuti con strumenti differenti. La nostra attività di operatori pastorali, ad esempio, consiste nell’osteggiare gli sfruttatori, ma anche nel coinvolgere il cliente in un’analisi personale di recupero, che può diventare un importante elemento per liberare le ragazze. Le prostitute, infatti, possono essere aiutate a difendersi dagli sfruttatori, ma non dai clienti, che per loro sono delle entità sconosciute”. La gente comune, da parte sua, può contribuire alla lotta contro la prostituzione “dando un’immagine di società – conclude don Cesare – che non fa dell’amore uno strumento di soddisfacimento di bisogni individuali a poco prezzo, ma una realtà impegnativa e ben più grande, da inquadrare nell’ambito del matrimonio”.