OGNI BAMBINO CHE NASCE IN UN PAESE POVERO DEVE 360 DOLLARI AL NORD DEL MONDO

E’ l’affermazione di Marco Zupi, coordinatore per l’economia e lo sviluppo internazionale del CeSPI (Centro studi politica internazionale), che ha tenuto una relazione oggi, a Roma, all’interno del convegno su “Le politiche dell’Italia per ridurre la povertà nel sud del mondo”. Promosso oltre che dal CeSPI, anche da altri tre enti che studiano i problemi dello sviluppo internazionale (Icef, Iceps e Ipalmo), col sostegno del Parlamento, il convegno ha avuto luogo, per singolare coincidenza, il giorno dopo l’approvazione definitiva, da parte del Senato, del disegno di legge per la riduzione del debito estero dei paesi più poveri per un ammontare di 12 mila miliardi di lire. Al convegno sono intervenuti parlamentari, esponenti della cooperazione internazionale, scienziati e ricercatori. “Il debito estero dei paesi poveri ammontava a 70 miliardi di dollari nel 1970. Era salito a 609 dieci anni dopo, per arrivare a 1460 miliardi nel 1990 – ha spiegato Zupi – e toccare, lo scorso anno, i 2554 miliardi. In pratica, il debito costituiva il 20% del Pil dei paesi poveri nell’80, era salito al 34% nel ’90 e ha raggiunto il 41,5% nel ’99”. Secondo Aventino Frau, presidente dell’Iceps (Istituto per la cooperazione economica con i Paesi in via di sviluppo), il problema della riduzione del debito consiste nel collegare tale intervento con la reale riduzione della povertà delle fasce più povere della popolazione, altrimenti anche operazioni di condono non sortiscono effetti concreti. E’ comunque importante e significativo – ha aggiunto – il provvedimento di legge italiano che condonerà 12 mila miliardi a 61 paesi, dei quali 41 inseriti nell’elenco dei più poveri in assoluto.