INSEGNANTI DI RELIGIONE: UN PASSO AVANTI ED UNO INDIETRO

Pubblichiamo una nota di Alberto Campoleoni, esperto di problemi della scuola e collaboratore Sir, sul primo sì del Parlamento al nuovo stato giuridico degli insegnanti di religione (Idr). “Il Senato ha finalmente votato e approvato un provvedimento su cui si discuteva da tanto e sul quale il dibattito è stato particolarmente acceso, prima in commissione e poi in Aula. Prossimamente sarà la Camera a doversi pronunciare e c’è da prevedere ancora strada in salita. Il passo del Senato è importante. Il pieno riconoscimento giuridico degli insegnanti di religione – e l’uscita da un precariato insopportabile – è una delle conseguenze della revisione concordataria che, nel 1984, ha definito il profilo del nuovo insegnamento della religione: pienamente scolastico, rivolto a tutti gli allievi, affidato a docenti cui è richiesta una sicura professionalità insieme a precisi titoli di studio. All’indomani del Nuovo Concordato parve subito evidente che le vecchie norme applicate agli insegnanti e legate ai Patti Lateranensi non potevano più soddisfare le esigenze dell’insegnamento della religione cattolica (Irc) e della scuola, al punto che nell’Intesa del 1985 tra Ministero della Pubblica Istruzione e Cei si esprimeva chiaramente l’intento dello Stato di dare un nuovo stato giuridico agli Idr. Siamo arrivati al 2000 per avere un segnale concreto. Speriamo si vada avanti.” “La soddisfazione per la prima approvazione del provvedimento è comunque attenuata da alcuni aspetti che lasciano perplessi e fanno ancora temere per il futuro. E’ così, ad esempio, per la richiesta a sorpresa di una laurea come condizione per l’inserimento nei ruoli delle superiori, quando questo titolo non è richiesto in modo esclusivo tra quelli riconosciuti sempre in quell’Intesa del 1985, che pure era molto “severa” sull’aspetto della formazione e qualificazione dei docenti. Si possono anche ipotizzare non poche difficoltà “pratiche” per regolarizzare la posizione di docenti che insegnano da decine di anni senza il requisito della laurea, pur avendo magari alle spalle un percorso di studi accademici in Scienze Religiose o nelle Facoltà teologiche. Oltre a mirati itinerari di formazione pedagogica e didattica che negli anni scorsi hanno impegnato in maniera massiccia migliaia di Idr in tutta Italia. Si potrebbero fare anche altre considerazioni ma, al di là di tutto, siamo di fronte ad un ennesimo segnale della difficoltà che continua ad incontrare l’iter per lo stato giuridico e, più ancora, il pieno riconoscimento scolastico dei docenti e dello stesso insegnamento della religione. E’ qui il nodo. Il solito refrain della laicità minacciata non ha mancato di accompagnare le battute di questi giorni: l’auspicio è che le invettive antistoriche diventino via via sempre meno rilevanti e, in concreto, che nel prossimo passaggio alla Camera il disegno di legge varato dal Senato possa essere migliorato”.” “