LE PAURE DEGLI ITALIANI: DE RITA, “DIPENDONO DALLA SOLITUDINE”

“Gli italiani avvertono diminuite la coesione sociale, l’identità nazionale, la speranza del futuro. Esiste un basso grado di ‘sentire comune’, e dopo la crisi delle grandi appartenenze (partiti politici e sindacati), l’aumento della soggettività” ha provocato un aumento “della solitudine e quindi dell’incertezza”. E’ su questo terreno che vanno letti, ad avviso del segretario generale del Censis, Giuseppe De Rita, i risultati della ricerca sul tema “Le paure degli italiani. Criminalità e offerta di sicurezza” presentata questa mattina a Roma. L’indagine, commissionata al Censis dalla Fondazione Bnc (Banca nazionale delle comunicazioni), è stata eseguita su un campione di 2000 cittadini. Microcriminalità in cima alle preoccupazioni per il 37,1% degli intervistati, seguita da disoccupazione, traffico, droga e immigrazione. Il 76,9% degli intervistati ritiene che nell’ultimo anno in Italia siano aumentati i reati – dato viceversa smentito dalle autorità di Pubblica sicurezza – e l’11% dichiara di esserne stato vittima nel corso del 1999, il 36,4% giudica la propria zona di residenza più pericolosa rispetto a cinque anni prima. In aumento dunque, nonostante tassi di criminalità tendenzialmente stabili, allarme sociale e domanda di sicurezza, e soprattutto nel Nord-est. Furti, scippi, aggressioni, i reati più temuti; zingari e delinquenti comuni i soggetti che incutono più timore. Alle forze dell’ordine viene richiesta una maggiore presenza sul territorio, ma appare indispensabile anche la prevenzione del crimine attraverso la rimozione della marginalità sociale ed efficaci politiche di integrazione per gli immigrati, ritenuti necessari all’economia del nostro Paese dal 73,4% degli italiani. “L’emozione supera la dimensione reale del fenomeno” commenta De Rita che, accanto al controllo sul territorio e alla lotta all’emarginazione, indica la “necessità di un impegno per la coesione sociale attraverso parrocchie, scuole, associazioni” perché “non bastano risposte puramente razionali, tecniche e organizzative”, ma occorre “instillare di nuovo nella nostra società un patrimonio di valori comuni”.