“Aiutateci a far sentire la voce dei bambini di Romania”: è l’appello lanciato oggi dall’Ai.Bi., Associazione amici dei bambini, che in un comunicato denuncia “la obsoleta, fredda, inutile burocrazia di alcuni settori del Ministero degli affari esteri” che, “per puri fini statistici”, non fa rientrare la Romania tra i Paesi bisogni di aiuto. L’Ai.Bi. ricorda invece che in questo Paese 74.300 bambini vivono negli istituti, 22.106 sono stati dati a famiglie affidatarie e 2.000 vivono per la strada. Nonostante questi dati, precisa l’associazione, “l’unico progetto di prevenzione all’abbandono a favore dei bambini rumeni promosso dall’Ai.Bi., e accolto con entusiasmo dalla stessa ambasciata d’Italia a Bucarest, rischia di non ottenere l’approvazione del Ministero degli affari esteri, ancora un volta troppo condizionato da inutili elaborazioni statistiche piuttosto che dalla concreta realtà”. Eppure, ricorda l’associazione, nel “Patto di stabilità per i Balcani” elaborato dall’Unione europea, “la Romania figura tra i Paesi bisognosi di intervento urgente e prioritario e lo stesso Ministro Dini, nella sua relazione programmatica sull’attività di cooperazione per l’anno 2000, indica i Paesi balcanici e la tutela dell’infanzia come prima finalità dell’azione politica”. L’Ai.Bi mette inoltre in evidenza che, nei confronti dei bisogni dei bambini rumeni, “l’unica risposta del governo italiano” è stata: “‘Andate a prenderli e portateli in Italia’. Infatti solo nel 1999 ben 500 bambini sono stati adottati da famiglie italiane, portando così il totale dei bambini rumeni adottati negli ultimi 5 anni a 3000: un vero esproprio”.