In un comunicato diffuso oggi la Caritas italiana dopo aver affermato che, in tema di immigrazione “stiamo diseducando all’accoglienza ed all’intercultura”, mette in evidenza “un altro punto dolente” riguardante il dibattito sull’immigrazione: quello sulle “donne prostituite, le quali di tanto in tanto salgono agli onori del grande circo mediatico a causa di qualche retata, che fa crescere nell’opinione pubblica la fiducia nelle nostre forze di polizia ma – osserva la Caritas -, in filigrana, mostra il lato debole: quello di colpire sempre e soltanto gli anelli più indifesi, invece dei veri artefici di questo vergognoso traffico, gli sfruttatori e i trafficanti”. La Caritas italiana accenna, in proposito, alla notizia di ieri di due donne coinvolte nell’ultima retata delle forze dell’ordine e rimpatriate in Nigeria, le quali “avevano già avviato, con centri appositi, percorsi per uscire dal racket e per essere inserite in progetti di recupero”. La Caritas suggerisce dunque “di aprire un canale sempre più significativo con i Paesi di provenienza tramite le ambasciate, dimostrando ancora una volta che insieme è possibile combattere e, magari risolvere determinati problemi, e di far prevalere la razionalità e, naturalmente, l’umanità e la solidarietà, dimensioni fondanti del nostro vivere quotidiano”.” “” “” “