Il testo comune sulla dottrina della giustificazione, approvato ufficialmente dalle Chiese cattolica e luterana, è “una nuova fase del dialogo”, che “segna il passaggio da un consenso di teologi ad un consenso di chiese”. Lo ha detto il teologo luterano André Birmelé, intervenendo al convegno su “Conflitti, violenza, pace: sfida alle religioni”, in corso a Chianciano Terme (Siena) per iniziativa del Segretariato Attività Ecumeniche (Sae).Attraverso l’accordo recentemente raggiunto dalle due Chiese, ha proseguito Birmelé, si è riconosciuta “la legittimità della differenza”, che però “non ha più come conseguenza le reciproche condanne”. Anche per il teologo cattolico Angelo Maffeis la Dichiarazione comune testimonia la disponibilità a “trovare nuovi linguaggi per esprimere la propria fede mettere in comunicazione linguaggi delle diverse tradizioni, affinché sia possibile la reciproca comprensione”. In questo senso, ha concluso Maffeis, l’iniziativa di cattolici e luterani sulla giustificazione “può costituire un paradigma per il movimento ecumenico”. Degli interventi del Consiglio ecumenico tra le Chiese (Cec) ha parlato, invece, il pastore Hans Ucko, incaricato delle relazioni interreligiose del Cec, che ha ricordato i principali interventi del Consiglio ecumenico nei suoi circa 50 anni di vita: “Sforzi concreti per intervenire nei conflitti, evitare le guerre, soccorrerne le vittime. Non pensiamo che i conflitti siano realmente solo tra religioni. Le religioni sono spesso usate per spingere i conflitti”. Quello dal 2001 al 2010, in particolare, è stato dichiarato dal Cec “il decennio per sconfiggere la violenza, durante il quale – ha informato Ucko – il Cec promuoverà campagne per la riconciliazione e la cultura della nonviolenza, per spostare il problema della costruzione della pace dalla periferia al centro della vita e della testimonianza della Chiesa”. ” “” “