“La Gmg è una grande occasione per i giovani e che certamente appartiene ai loro desideri di stare insieme e di ritrovarsi in mezzo ad una grande folla. L’importante però è che in queste giornate i giovani non vivano in un modo entusiastico tanto per dire ‘c’ero anch’io’, o per una forma di festa ma che cerchino di fare esperienza di Dio”. E’ il consiglio che arriva ai giovani, alla vigilia della Giornata Mondiale della Gioventù di Roma, da padre Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose. “Queste giornate – spiega, infatti, padre Bianchi – dovrebbero essere poste sotto il segno della ricerca di Dio. E’ il modo migliore per impedire alla Gmg di trasformarsi in uno di quegli eventi collettivi, epidermici, in cui si sta bene insieme, ci si ritrova in un clima entusiastico, ma senza che ci sia qualcosa che tocca la vita interiore”. Eventi come la Gmg pongono dubbi e domande anche agli adulti. “Credo – aggiunge il priore di Bose – che molti adulti ritengano questi eventi solo un’occasione per i giovani di fare un viaggio, di stare insieme in ambiente protetto. Non so se hanno la forza di credere che queste giornate potrebbero essere l’occasione di conversione da parte dei giovani”. Per padre Bianchi “i giovani vogliono che il cristianesimo sia qualcosa di vissuto e questo lo possono vedere solo negli adulti. Ed esigono presenze significative, profetiche in cui il messaggio è incarnato”. “Ma attenzione – avverte -. Questo non deve assolutamente sostituire la fatica di una ricerca che passa attraverso lo studio, la preghiera, l’assiduità del Vangelo, la vita all’interno della Chiesa e di una comunità”. Gli adulti, a riguardo, “devono chiedersi se hanno saputo trasmettere la fede o se hanno avuto paura di farlo”. “Se c’è un’esperienza spirituale arricchita con l’assiduità al Vangelo, – conclude padre Bianchi – io credo che un giovane ha la possibilità di fare della sua vita un capolavoro umano e cristiano”. “” “” “”