Giovanni Paolo II che guarda verso la Terrasanta dal monte Nebo: per il presidente del comitato del Grande Giubileo il cardinale Etchegaray, intervistato dal Sir, è questa l’immagine più significativa di questo grande duemila.” “Certo ci sono ragioni politiche, militari e strategiche, ma tutto il mondo guarda a Camp David proprio per l’identità di questa terra “santa” Qualche mese fa era emersa addirittura la proposta di dichiarare Gerusalemme, città “santa”. della Terrasanta e città così contesa, sotto la sovranità di Dio, prima ancora che di qualsiasi popolo o governo.” “Forse il bandolo dell’aggrovigliata matassa, di una pace che non sia semplicemente l’ennesimo armistizio, parte proprio dalla valutazione e dal riconoscimento delle ragioni e del ruolo della fede. Sarebbe un salto di qualità da parte delle cancellerie, della diplomazia, ma comporterebbe anche da parte dei responsabili religiosi un più maturo modo di intendere i rapporti tra fede e istituzioni politiche. E allora non può che apportare molto allo sviluppo della intera questione, l’esperienza e la stessa posizione cristiana, dalla soluzione della “questione romana” all’affermazione conciliare della libertà religiosa.” “Solo per questa strada si può superare un gioco di pressioni che tiene ormai da decenni la pace sotto il ricatto di una spirale in cui al diritto di conquista militare si oppone puramente e semplicemente quello di insurrezione.” “Il punto – come ha ricordato il Papa – è che non si tratta semplicemente di una disputa tra due parti storicamente confliggenti: il conflitto tra Israele e Palestina, per il carattere stesso dei luoghi santi è una questione cruciale per l’intera “famiglia delle nazioni”. Ed allora, intorno alla libertà ed alla tutela internazionalmente garantite dei luoghi santi, si può immaginare di costruire istituzioni per quello che si chiama multi level governance, cioè una governabilità a molteplici livelli, che superi gli angusti limiti dell’idea di Stato-nazione. Dopo le guerre del ventesimo secolo pensare e rendere operativo un nuovo statuto di Gerusalemme, che tenga conto dei diritti e risponda alle attese di due popoli e di tre grandi fedi, è certo impresa ardua. Ma è una sfida necessaria e affascinante, in cui coinvolgere tutti, dopo Camp David.” “