Da Nord a Sud sono diversi i pareri dei settimanali diocesani – 142 in tutt’Italia – sulla chiusura del quotidiano “L’Unità”: Andrea Fagioli, redattore del settimanale cattolico regionale “Toscana oggi”, pensa che “la morte di un giornale sia sempre un momento triste: è un pezzo di democrazia in meno, a qualunque corrente politica o ideologia appartenga. E’ curioso che il giornale sia sopravvissuto a tutto, ma non a questa nuova fase dei Ds”. Fagioli si chiede: “Si tengono in piedi tanti giornali con i sacrifici, perché non l’Unità? In realtà non c’era una volontà politica alla base”. ” “Don Giorgio Zucchelli, direttore del settimanale diocesano “Il Nuovo Torrazzo” di Crema, dice di “non piangere per due motivi: il primo perché di fatto la sinistra ha oggi, come grande giornale di riferimento, il quotidiano ‘La Repubblica’, per cui non ha più bisogno dell’Unità. Non è morta una voce ma è cambiato il canale”. Inoltre, secondo don Zucchelli, un giornale “che inneggiava a Stalin come uomo della pace e mistificava la realtà”, doveva “recuperare adeguando i contenuti”. Però, aggiunge, “mi dispiace per i lavoratori. E’ triste vedere che un giornale, dopo aver fatto tante battaglie per i posti di lavoro, ora non è capace di salvare i propri”. ” “Nicola Paparella, direttore del settimanale della diocesi di Lecce “L’ora del Salento” si dice invece “dispiaciuto per la morte di un giornale” ma ricorda che ogni testata oggi, compresi i settimanali diocesani, “deve fare i conti con il mercato: da lì deve trarre le risorse, non dai partiti”. Secondo Paparella sarebbero stati necessari “maggiori sforzi per avere il consenso dei lettori, oppure risolvere i problemi con un po’ di fantasia, magari con una sottoscrizione. Non mi sembra idonea l’ipotesi che qualcuno debba salvare un giornale”.” “