GAY PRIDE: MONS. PELVI E MONS. FORTE, “NO” AI “METODI GRIDATI”

“Questi metodi gridati del gay pride appaiono quasi una forma di affronto al Giubileo, mentre la Chiesa da tempo sottolinea il massimo rispetto per la persona omosessuale insieme alla disponibilità pastorale di aiutarla in un cammino di fede”. Secondo mons. Bruno Forte, preside della Facoltà teologica dell’Italia meridionale, la scelta di organizzare il “gay pride” a Roma nell’anno del Giubileo è sintomo di “una profonda mancanza di sensibilità e di rispetto. Non si afferma la propria identità sbandierandola, ma cercando di essere in tutte le cose se stessi, nell’autenticità”. “Il corteo di Roma – aggiunge mons. Enzo Pelvi, vescovo ausiliare di Napoli – vuole essere una forma di condanna per la Chiesa che non capirebbe le loro richieste e di pressione sociale perché gli omosessuali vorrebbero essere ritenuti cattolici, anche se vivono come vogliono. Il loro obiettivo è manipolare la Chiesa per conquistarne il sostegno nello sforzo di cambiare le norme della legislazione civile”. In Italia, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, gli omosessuali sono cinque milioni: “E’ un mondo sempre meno sommerso che fa gola a tanti”, conclude Pelvi”. “Proprio perché si tratta di gruppi di una certa numerosità e influenza, che possono spostare il consenso vero l’uno o l’altro partito politico – chiarisce il sociologo gesuita Domenico Pizzuti – sono in molti a sostenerli o, addirittura, a dichiararsi di una certa sponda per accattivarsi il loro consenso”. Secondo padre Pizzuti, invece, “non bisogna adagiarsi sul conformismo culturale e sulle mode, quasi che il nuovo sia migliore e giusto e quello che appare sia moderno ed ‘in’. E’ inaccettabile che questi gruppi proclamino la loro esigenza di riconoscimento e di libertà, facendo apparire gli altri dei vecchi bigotti e arretrati”.” “” “