“Al fine di proteggere i diritti umani in un contesto profondamente trasformato ” dai “progressi medici e scientifici degli ultimi decenni”, come ha spiegato intervenendo al Congresso internazionale dei medici cattolici in corso a Roma il presidente emerito del Comitato direttivo di bioetica del Consiglio d’Europa e attuale membro dell’omologo Comitato nazionale francese, Jean Michaud, è stata firmata a Oviedo (Spagna) il 4 aprile 1997 la “Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina”, pilastro sul quale “fondare tutto l’edificio bioetico in costruzione”. Principio cardine, la dignità della persona che, secondo l’arcivescovo di Genova, card. Dionigi Tettamanzi, ha la sua radice nel Vangelo che “ne costituisce la garanzia più solida”, “è proprietà indistruttibile di ogni essere umano, anche nascituro, disabile, anziano, morente”. La difesa della vita, pertanto, non può essere unicamente prerogativa dei cattolici, ma “appartiene ad ogni coscienza umana che aspira alla verità ed è attenta alle sorti dell’umanità”. ” “Anche la famiglia è titolare di diritti: lo ha affermato il rettore della Libera Università Maria Ss. Assunta, (Lumsa), Giuseppe Dalla Torre, ed essi assumono “una peculiare rilevanza sul terreno del diritto alla vita, della salute dei suoi membri, e, in generale, dell’attività medica”, ma spesso non vengono riconosciuti dal legislatore. Occorre allora, ad avviso di Dalla Torre, che “la famiglia entri nei processi decisionali diventando soggetto capace di intervenire efficacemente sulle determinazioni pubbliche che possono incidere sulla sua sfera operativa” per essere non solo “oggetto del diritto, ma soggetto di diritti”. ” “