MORFINA AI MALATI TERMINALI: P.SANDRIN (CAMILLIANUM), “PROPOSTA VALIDA MA IL DOLORE NON È SOLO FISICO”

“Rendere più disponibile la morfina è una proposta valida che rompe un tabù, ma stiamo attenti a non cercare delle risposte solo al dolore fisico dimenticando tutte le altre implicazioni che la sofferenza porta con sé”. E’ il parere di padre Luciano Sandrin, preside dell’Istituto internazionale di teologia pastorale sanitaria “Camillianum”, a proposito della proposta del ministro della sanità Umberto Veronesi di permettere anche ai medici di famiglia di prescrivere la morfina per alleviare il dolore dei malati terminali. “Il dolore del malato è da prendere sul serio, in tutti i suoi aspetti: fisici, psicologici, spirituali – spiega padre Sandrin -. Introdurre la libertà di prescrizione della morfina è una buona cosa, perché non tutti i medici sono ancora preparati alla terapia del dolore e alle cure palliative. Ma questo non deve costituire una modalità di disimpegno relazionale, per non dare risposte più complete alla sofferenza”. Secondo padre Sandrin bisognerebbe puntare di più sulla formazione dei medici, del personale sanitario e dei volontari, “per riconquistare lo spazio relazionale con il malato e alleviare così anche il dolore spirituale e psicologico”. E i parenti dei malati terminali, precisa, “avrebbero bisogno di relazioni di aiuto”. Da un punto di vista cristiano padre Sandrin guarda con favore al “superamento di un ‘dolorismo’ di vecchio stampo che dava risalto alla sopportazione del dolore”, con una precisazione: “E’ cristiano trattare il dolore e saperlo vincere, ma ricordiamo che la sofferenza è anche un’esperienza umana, e come tale va vissuta. Stiamo attenti alla tendenza odierna di prendere una pillola come rimedio per tutto, addormentando il dolore sul nascere, senza rendersi conto che il sintomo può essere la spia di una sofferenza più ampia”.