Al posto delle cooperative gestite dalle prostitute chiede una “verifica seria” sulla legge Merlin “sia nei risultati, sia a livello politico”, e progetti educativi di educazione alla sessualità rivolti ai clienti e “potenziali” clienti: Pino Gulia, responsabile del Coordinamento contro la tratta delle donne a scopo di sfruttamento sessuale della Caritas italiana, dimostra “grande apprezzamento per il lavoro fatto finora dalla Ministra Turco sul fenomeno della tratta” ma non capisce “il ragionamento fatto dalla Ministra per arrivare alla proposta delle cooperative”. Secondo Gulia questa ipotesi sarebbe impraticabile perché la maggior parte delle donne “sono fatte venire in Italia dai Paesi poveri, obbligate in maniera violenta a prostituirsi, ridotte in schiavitù”. Se “non hanno la possibilità di governare sé stesse”, si chiede, “come è possibile “che riescano da sole ad aderire ad una cooperativa?”. E poi, “come faremo ad accorgerci se qualcuna viene costretta a prostituirsi all’interno di una cooperativa? O c’è una grossa sorveglianza da parte delle forze dell’ordine o il fenomeno ci sfuggirà”. “Il mio dubbio – afferma – è che le realtà di sfruttamento potrebbero mettersi in cooperativa per avere una copertura legale”. Ma soprattutto, sottolinea Gulia, “una delle chiavi problematiche della tratta è il cliente, che, attraverso i soldi, lega l’azione della criminalità allo sfruttamento della persona”, “agevolando e aumentando questo traffico”. Invece di proporre campagne pubblicitarie, “che hanno effetto solo sull’immediato” ma non agiscono sui “potenziali clienti, ad esempio i giovani che frequentano le scuole, le associazioni”, il governo “dovrebbe invece agevolare e incentivare progetti per una maggiore educazione alla sessualità, all’affettività, ai diritti delle persone”. “Si faccia pure promotore di una campagna pubblicitaria – afferma Gulia -, ma dietro vi metta dei contenuti e dei progetti reali che scendono nel quotidiano della gente e danno dei risultati a lunga scadenza”.