CARCERI: DON SPRIANO, “E’ UNO SPRECO COSTRUIRE NUOVI PENITENZIARI”

“Costruire nuove carceri significa andare contro quello che oggi tutti pensano dei penitenziari: che sono diventati, cioè, nuovi contenitori di emarginazione sociale”.Questo il commento di don Sandro Spriano, cappellano di Rebibbia, al pacchetto carceri e giustizia approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, che prevede uno stanziamento di oltre tremila miliardi destinati ad “interventi di edilizia penitenziaria e giudiziaria; aumento di organici, sia del personale penitenziario che giudiziario; attività di recupero sociale per i detenuti; interventi per migliorare l’efficienza della macchina giudiziaria, strumenti per innalzare la sicurezza dei cittadini”.Invece di “mettere dentro tutti gli italiani poveri o emarginati”, commenta don Spriano, occorrerebbe “fare una politica penale preventiva, che preveda un sostegno reale ai poveri e agli emarginati”.Il cappellano di Rebibbia considera, comunque, “positive” misure come “l’aumento del personale, degli educatori, degli assistenti sociali nelle carceri”, precisando però che “occorreranno almeno vent’anni per attuare questo tipo di riforme dentro le carceri”.Domani sera, a Roma, don Spriano, che è anche responsabile dell’area carcere della Caritas diocesana, presenterà la ricerca “Detenuti e società nell’anno del Giubileo”, realizzata dalla Caritas romana in occasione del Giubileo dei detenuti, che si celebrerà domenica prossima, 9 luglio. La ricerca, che è stata svolta dai volontari dell’area carcere della Caritas diocesana di Roma ed ha coinvolto più di 600 carcerati nel Lazio, contiene una serie di dati sulla formazione e sul reinserimento lavorativo dei detenuti. “Spesso – osserva il cappellano di Rebibbia – un vero e proprio muro di diffidenza impedisce ai detenuti di trovare lavoro e inserirsi nella società dopo la scarcerazione, quasi che la permanenza in carcere debba equivalere ad una condanna per sempre”.