“Il Papa ha viaggiato per il mondo invitando i giovani a venire a Roma. Noi siamo qui per essere la risposta alla sua chiamata”. A parlare è José Joaquin Garcia Carpintero, delegato della Conferenza episcopale spagnola al VII Forum internazionale dei giovani che si è aperto questa mattina a Roma. José ha 24 anni, milita nell’Azione Cattolica, studia giornalismo all’Università e scrive per “Caliban”, mensile diretto in particolare ai giovani e agli universitari. “E’ una grande emozione stare qui – dice – con giovani di tutto il mondo che non avrei mai avuto modo di conoscere. Ci sono rappresentanti dell’Africa, dell’Asia, dell’Oceania. Mai avrei potuto immaginare di incontrare tanta diversità. Eppure si vive fraternamente perché se diverse sono le lingue e i Paesi di provenienza, unico è Cristo che abbiamo scelto di seguire nella nostra vita”. José è rimasto particolarmente colpito da quei giovani che vivono in Paesi dove “a causa della fede puoi anche morire”. “Anche in Spagna – aggiunge – la situazione è difficile”. Il riferimento è agli attentati mortali dei separatisti dell’Eta che stanno sconvolgendo il Paese. “Il problema – racconta José – è che non c’è dialogo. Ci si confronta solo mettendo bombe su bombe e in questo clima è impossibile parlare. Mi sento di dire però che i separatisti non rappresentano il popolo basco. Sono una minoranza che cerca di destabilizzare il Paese con la violenza. Ma la maggioranza dei giovani in Spagna è solidale e non crede che la violenza possa essere una risposta alla violenza. I giovani vogliono spezzare la catena dell’odio. Vogliono la pace, sono pronti al dialogo”. “”