“La presenza dei cristiani in Terra Santa è importante perché si trovano a vivere tra ebrei e musulmani e poiché alla base del cristianesimo c’è la legge dell’amore, i cristiani vogliono essere un ponte tra i due popoli”. A parlare è Rany Khaloul, 24 anni di Haifa (Israele), che sta partecipando al VII Forum internazionale dei giovani insieme a Maher Barrouk, 28 anni di Tamallih (Palestina). “Il primo giorno che ci siamo conosciuti – dice Maher – siamo diventati subito amici”. Rany e Maher raccontano come i loro due Paesi hanno vissuto gli incontri di Camp David. “La gente – racconta Maher – è pronta alla pace e vuole arrivare ad un accordo”. “Non parlerei di fallimento – aggiunge Rany – piuttosto direi che non era il momento giusto visto che in Israele il governo di Barak stava vivendo un momento di crisi ma sono pieno di speranza”. “Se non si arriverà ad un accordo – prosegue l’israeliano – i cristiani avranno molto da soffrire. In Terra Santa sono una minoranza (se ne contano circa 4mila a Gerusalemme) e se non si raggiungerà alla pace, rischiano di trovarsi tra due fuochi, nel mezzo di un’esplosione di rabbia. Siamo qui a Roma anche per chiedere ai giovani del mondo di pregare per il Medio Oriente”. Vengono invece dalla Mongolia Myagmarsure Borjigin, 23 anni, e Munkherdene Sund, 22, in rappresentanza di una Chiesa che conta appena 90 cattolici e di un Paese che “dopo aver conquistato la democrazia è caduta nella povertà più estrema”. Ecco perché in Mongolia i giovani cattolici sono impegnati soprattutto in campo sociale a fianco dei bambini di strada. “Non credevo in Dio – racconta Myagmarsure – ma quando ho avuto la possibilità di incontrarlo mi si è spalancato un modello di vita che mi ha fatto trovare la vera felicità”. “Qui al Forum – aggiunge Munkherdene – ho potuto incontrare giovani che hanno una grande fede. Siamo qui per imparare da loro”. ” “” “” “