“In Cambogia i giovani cattolici si stanno riunendo con ogni mezzo. Sono poveri, non hanno casa e non sanno come andare avanti. Ma qui al Forum e alla Gmg ho scoperto che molti di altri Paesi del mondo hanno gli stessi problemi, e che possiamo comunque, tutti, proclamare il Vangelo in questa nostra epoca”. Una consapevolezza, questa del cambogiano Hangli Suon, che vince anche difficoltà e disagi ben immaginabili dopo anni di regime comunista. Ma condizioni simili non sono certo prerogative del Sud-est asiatico, come evidenziano le testimonianze di tanti altri giovani. Joseph Nau, di Haiti, ha portato a Roma una richiesta di aiuto dei giovani del suo Paese, “legati alla Chiesa ma molto poveri”. “Certe volte – aggiunge – vorrebbero organizzarsi per fare molte cose con e per la Chiesa, ma non possono. In più certi giovani che hanno la vocazione e vorrebbero entrare in seminario non hanno la possibilità di terminare gli studi secondari”. C’è quindi sofferenza in Joseph, ma adesso anche la consapevolezza di poter “riportare a casa un nuovo vento di speranza”.” “Altri Paesi vivevano situazioni di disagio quando i partecipanti alla quindicesima Giornata mondiale della Gioventù non erano ancora nati o erano piccolissimi. Come l’argentina Evangelina Monica Petrelli, che, ricorda, era appena una bambina quando Giovanni Paolo II celebrò nel 1987 a Buenos Aires la seconda Gmg, mentre il suo popolo stava vivendo una situazione molto dolorosa: “Uscivamo – spiega – da una dittatura militare di molti anni, con più di 30 mila desaparecidos, e la presenza del Papa tra noi fu presenza di vita nuova”. Nuova come il messaggio che Evangelina riporterà da Roma: “C’è molto da fare, ma Dio ci ha creati giovani e impegnati con la vita. Non dobbiamo avere paura”.” “