“Vorrei lanciare un appello a chi sta fuori dal carcere e fa violenza. Lo vorrei lanciare ai giovani che delinquono. E dire: siamo nel giubileo e vorremmo che lo sia anche per voi. Provate a ripensare alla vostra vita. Deponete le armi. Deponete la violenza e l’odio ed associatevi alla crociata dell’amore che stanno realizzando qui a Roma i giovani del Giubileo. Vi vogliamo con noi”. A parlare è mons. Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra a cui è stata affidata la catechesi nel carcere romano di Regina Coeli. “Andremo lì – spiega mons. Riboldi – per dire ai detenuti: anche se ci separa un muro, non c’è nessun muro per il cuore di Dio. Voi siete con noi e vi sentiamo vicini. Non ve lo diciamo adesso sull’onda dell’entusiasmo. E’ un proposito e un impegno. Vorrei che dalla Giornata mondiale della gioventù partisse un volontariato per detenuti che coinvolgesse tanti giovani e dimostrasse con fatti concreti che la Chiesa e la comunità civile è con loro sempre”. Per mons. Riboldi, che ha passato molti anni accanto ai carcerati e conosciuto “tutte le forme della delinquenza dai delitti di mafia al terrorismo”, le parole pronunciate ieri sera dal Papa hanno una risonanza molto forte per il mondo del carcere. “Non può nascere un uomo – ha detto il vescovo – che non sia pensato ed amato da Dio con un progetto ed una vocazione. Ad ognuno di noi, Dio dice: io ti amo e ti amerò sempre, qualunque cosa tu hai fatto e farai. Ogni uomo porta con sé l’impronta d’amore di Dio, anche se ha le catene”.