“Qualcuno, nonostante grandi titoli e spazi, ha cercato di dipingere con colori delebili l’incontro del Papa con i giovani nel grande Giubileo. Un tentativo non casuale di rimozione o riduzione di una presenza senza maschere, senza orgogli, senza trionfalismi. “Un turbinio sereno di voci, volti, colori e suoni che ha attraversato Roma e molte altre città del mondo come un’improvvisa folata di vento che scuote dalle radici anche gli alberi più robusti e scompiglia tutto ciò che incontra nel suo passaggio.” “C’è chi è rimasto in ascolto delle parole e dei silenzi dei giovani, preso dallo stupore per la bellezza e la grandezza, non semplicemente numerica, dell’evento. C’è chi non ha resistito al prurito di interpretare strumentalmente comprensibili diversità e difficoltà. C’è chi si è sprecato in analisi, previsioni e strategie con piglio cattedrattico ma lontano dai due milioni di volti. ” “I giovani non hanno autorizzato alcun loro portavoce ed hanno preso direttamente la parola per raccontare se stessi, le loro speranze, le loro fatiche, i loro dubbi. Hanno ricordato, con serietà, che essere giovani non significa essere ingenui idealisti che verranno messi in riga dalla durezza della vita, ma vuol dire essere uomini e donne di un realismo e di una speranza che hanno radici in una fede difficile ma possibile, anche nelle scelte più personali ed intime.” “Questi stessi giovani, che non si sono mai detti migliori di altri, hanno ripetuto ai “”laici””, che finalmente li hanno definiti “”non bigotti””, di non condividere la loro cultura, ma di essere pronti ad incontrarla in quel laboratorio della fede che il Papa ha proposto a Tor Vergata. A questa cultura rivolgono, quale comune terreno di ricerca, non una sfida ma l’invito a rispondere alla domanda di Giovanni Paolo II: “”Cosa siete venuti a cercare?”” (Paolo Bustaffa, direttore Sir)” “”