I tentativi di analisi e di giudizio sulla Giornata Mondiale della Gioventù celebrata in occasione del Giubilo dei Giovani, sono fortemente improntati allo stupore, alla straordinarietà.” “A noi piace pensare, invece, che quello che è successo a Roma dal 15 al 20 agosto di questo inizio millennio, rientri nella normalità.” “Una normalità che per la Chiesa dura da 2000, tanto quanto l’annuncio del Vangelo e che si traduce ieri come oggi in gesti semplici ancorché carichi di significato: l’incontrarsi e il riconoscersi come uomini e come donne,fratelli e sorelle; l’ascolto della Parola e la catechesi; la preghiera personale e comunitaria; il perdono dei peccati nella confessione; la condivisione e la solidarietà reciproca nella Carità; la Celebrazione eucaristica e la comunione di fede; il ritorno ai propri paesi e ambienti di vita con un rinnovato impegno di Evangelizzazione.” “Se c’è qualcosa di eccezionale in questa Giornata Mondiale della Gioventù, è che la Chiesa, attraverso il Papa, non ha dato niente di materiale ai giovani convenuti, non ha promesso sicurezza economica o posti di lavoro e nemmeno l’apertura delle discoteche fino alle 4 del mattino.” “Al contrario, ha chiesto molto a questi giovani: di andare controcorrente e pagare di persona per testimoniare la propria fede, per tradurla in gesti e comportamenti coerenti.” “Il fatto eccezionale è che i giovani hanno accolto con gioia questo grandissimo e gravissimo impegno: si sono messi in spalla con gioia la Croce. Perché?” “Perché a Roma (come in tanti altri momenti del loro cammino di fede) questi giovani hanno incontrato una persona: Gesù Cristo e la forza del suo Amore. E questo, per Grazia cioè per dono di Dio, non avviene solo ogni 2 anni, ma ogni volta che ai giovani è offerta l’occasione di esperienze e incontri che segnano la vita: nelle parrocchie, nei gruppi e nei movimenti, nelle famiglie e nelle comunità di accoglienza, nel volontariato, nel servizio civile… Cioè in quei luoghi e ambienti di vita da cui i giovani venivano e a cui sono ritornati. ” “Quello che è successo a Roma dovrebbe far riflettere a fondo chi pensa di conquistare il consenso dei giovani blandendoli con promesse di disimpegno, prospettando loro il ‘tutto e subito’, il ‘tutto facile’ e il ‘non c’è problema’.” “Le Caritas si sentono fortemente interpellate dalle parole del Papa, specialmente quelle pronunciate nella Grande Veglia del 19 agosto. La prima sfida è la costruzione della pace: “Penso – dice il Papa – altresì a chi opera per la pace e vede nascere e svilupparsi in varie parti del mondo nuovi focolai di guerra; penso a chi lotta per far amare e rispettare la vita umana e deve assistere a frequenti attentati contro di essa, contro il rispetto ad essa dovuto. ” “Cari amici, vedo in voi le ‘sentinelle del mattino’ (Is. 21, 11 – 12) in quest’alba del terzo millennio. Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adunate oceaniche per imparare ad odiare, venivano mandati a combattere gli uni contro gli altri.” “I diversi messianismi secolarizzati, che hanno tentato di sostituire la speranza cristiana, si sono poi rivelati veri e propri inferni. L’impegno per la pace è strettamente legato alla capacità di spendersi per gli altri nella solidarietà: “Oggi siete qui convenuti per affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete a essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario.” “Voi non vi rassegnerete a un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame; restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno; vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti.”” “Le Caritas si fanno carico di questo mandato e intendono restare accanto ai ragazzi e alle ragazze con rinnovato e più forte impegno educativo alla carità e alla solidarietà, alla giustizia e alla pace. Per questo intendiamo qualificare sempre meglio i percorsi di formazione rappresentati dall’anno di volontariato sociale, dall’obiezione di coscienza e dal servizio civile (incluso quello svolto all’estero nelle missioni umanitarie di pace), dal volontariato part-time e da tutte le occasioni di incontro con l’umanità sofferente ed emarginata e di condivisione con i poveri e con gli ultimi. Si tratta di preziose occasioni per accompagnare la maturazione personale dei giovani e il loro incontro con la persona di Cristo, nella convinzione che un cristiano impegnato sia anche un buon cittadino.” “ELVIO DAMOLI” “