“L’atroce omicidio di Graziella Mansi ha suscitato, tra la nostra gente, le più disparate reazioni, che comunque concordano nella condanna senz’appello nei confronti degli autori di questo delitto”, nota don Raffaele Sarno, cappellano della casa circondariale di Trani e direttore della Caritas della diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie. “Un po’ tutti – prosegue il cappellano del carcere dove sono rinchiusi i cinque giovani accusati dell’omicidio della bambina di Andria – si sono impadroniti del caso, giornali, televisioni, gente comune, proponendo una propria analisi e una propria ricetta affinché fatti del genere non si ripetano; quasi sempre, i commenti sono sembrati esagitati, facendo emergere una mentalità forcaiola sempre più diffusa nella nostra società”.” “”Impressiona – afferma il sacerdote – la tendenza a circoscrivere il caso, come se non avesse alcun legame col contesto nel quale è maturato, un fungo orripilante spuntato non si sa come e quindi facilmente estirpabile, con l’illusione che tutto torni come prima, ad una quiete apparente che rassicuri le nostre paure. Prevale un atteggiamento autoassolutorio, che libera ognuno dalle proprie colpe, dalle proprie responsabilità e crea, al contrario, luoghi e strutture dove la società possa rimuovere e relegare i propri sensi di colpa. Le carceri sono tra gli esempi più evidenti di questo processo, poiché si tratta di un’istituzione esternamente visibile, ben definita nella sua funzione di controllo e repressione di chi è ‘cattivo’, ‘deviato’, mentre al di fuori delle sue mura scorre la vita normale, di chi è innocente, buono”. (segue)” “