TRAGEDIA DI SOVERATO: C. CAVIGLIONE, “LA COLPA DI CHI NON RISPETTA LA NATURA”

A monte della tragedia di Soverato (12 morti), vi è “la convinzione diffusa che l’ambiente possa essere abitualmente violentato, sottratto ad ogni regola e che la natura debba soccombere alle nostre comodità”. A sostenerlo in una nota per il Sir è Carlo Caviglione che in un suo commento alla strage del camping “Le Giarre”, osserva che tra “le responsabilità a vari livelli che si dovranno accertare”, occorre prendere in considerazione anche “quel modo di pensare che impedisce di provvedere al maggior rispetto dell’ambiente e del territorio. Case che si costruiscono un po’ dappertutto, campeggi nelle adiacenze e persino nel greto dei fiumi, alberi che vengono abbattuti, boschi incendiati”. “Quando la Bibbia dice che Dio ha posto il Creato a disposizione dell’uomo – si legge nella nota -, non intende certo attribuire agli umani un potere distruttivo. La norma sta ad indicare il ‘servizio’. Se l’uomo infatti rispetta la natura sarà lui, per primo, a trarne beneficio. Ciò non significa poter evitare tutte le catastrofi ma, potendole prevedere, limitarne gli effetti nel maggior numero di casi possibile. Oggi il progresso e la scienza ci offrono enormi possibilità. E’ tragicamente colpevole non volercene o non sapercene servire a vantaggio di tutti”. “La tragedia di Soverato – conclude Caviglione – dovrebbe ricordarci che non sono soltanto gli altri ad avere colpe e responsabilità. Talvolta anche i nostri comportamenti sono riprovevoli, quando le norme ecologiche ci sono di peso o facciamo il possibile per disattenderle. Tante sono le leggi, ma poi non vengono osservate. Speriamo di trarre almeno profitto da una situazione tanto tragica e dolorosa”.