“Non è possibile vivere secondo la legge del taglione, perciò quello che sta accadendo negli Stati uniti significa che convivenza sociale e rispetto della dignità umana sono valori ancora estranei a gran parte della società americana”. E’ il commento di Livio Ferrari, coordinatore del Seac (Segretariato enti assistenza carcerati), alla decisione del governatore della Virginia di procedere all’esecuzione capitale di Rocco Derek Barnabei dopo il risultato del test sul Dna che ne ha confermato la colpevolezza. “Non è ammissibile – prosegue Ferrari -, neanche in caso di omicidio, contrapporre una giustizia che si ponga sullo stesso piano dell’omicida e dalla quale noi siamo culturalmente lontani”. Secondo il coordinatore del Seac, promotore di un convegno a Roma (14 -17 settembre) sul tema “Giustizia e solidarietà” cui parteciperanno, tra gli altri, il direttore generale del Dipartimento amministrazione penitenziaria, Giancarlo Caselli, la presidente di “Libera” Rita Borsellino, e il vescovo di Locri, mons. Giancarlo Bregantini, oltre ai rappresentanti di associazioni di volontariato attive nella realtà carceraria, la giustizia italiana, pur con limiti e contraddizioni “ha delle solide basi culturali e sociali che la orientano ad una civiltà della vita” e pertanto “indipendentemente dall’innocenza o dalla colpevolezza della persona in questione – Barnabei non è che uno dei tanti casi – alla quale esprimiamo comunque tutta la nostra solidarietà, affermiamo che è vergognoso che uno Stato che si proclama democratico adotti ancora leggi da Far West. Del resto – conclude Ferrari – ciò rientra nella cultura di un Paese che storicamente è nato con la soppressione di gran parte del popolo dei pellirosse secondo la prassi della prevaricazione del più debole” e “ci vorrà molto tempo prima che questo atteggiamento possa essere sradicato”. ” “” “