“Vorrei poter dare a tutti qualche piccolo segno di speranza. Sono ben consapevole che le mie parole, i miei gesti, per quanto limitati, rischiano di essere mal compresi, mal utilizzati. Gli eventuali contatti non potranno essere interpretati come un riconoscimento delle strutture ecclesiastiche esistenti. Mio solo desiderio è di poter semplicemente testimoniare a tutti una volontà sincera e determinata di dialogare senza nulla nascondere della verità della Chiesa, quale Cristo l’ha fondata”. Così si esprime il card. Roger Etchegaray, presidente del Comitato Centrale del Grande Giubileo dell’Anno 2000, in un’intervista rilasciata oggi al Radiogiornale della Radio Vaticana, nella quale spiega le ragioni del viaggio che mercoledì lo porterà a Pechino. “Ci vado – spiega – per un simposio italo-cinese “Le Religioni e la Pace” organizzato da un’Associazione culturale Tian Xia Yi Jia (‘Sotto lo stesso cielo una sola famiglia’) il cui presidente è il professor Giovagnoli, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e il vicepresidente è padre Lazzarotto (Pime). Ma tengo a precisare che non vado per negoziare alcunché a nome della Santa Sede (non è di mia competenza)”. Il cardinale precisa che il Simposio si svolgerà presso l’Istituto delle Religioni Mondiali, una delle sezioni dell’Accademia delle Scienze Sociali di Pechino: “La mia presenza in seno ad una prestigiosa Accademia della Cina – osserva – è un fatto molto positivo che tendo a sottolineare, poiché nessuno ignora le mie responsabilità ecclesiali”. Nell’intervista, il card. Etchegaray, ricorda fra l’altro, di aver compiuto già due viaggi in questo paese asiatico, nel 1980 e nel 1993. Sui motivi di questo suo nuovo viaggio in Cina questa mattina era intervenuto anche il direttore della Sala Stampa Vaticana, Joaquin Navarro Valls, che in un dichiarazione aveva precisato che il cardinale partecipa al simposio “a titolo personale e non è incaricato di nessuna missione di carattere diplomatico”. Il direttore della Sala Stampa Vaticana ha detto che il viaggio del cardinale “è semplicemente nella logica del messaggio che il Papa Giovanni Paolo II aveva indirizzato a tutti i cattolici cinesi senza distinzione, il 18 dicembre scorso”.