BIFFI: LA NOSTRA CULTURA NON “TOLLERA” IL CRISTIANESIMO

“Oggi è in atto una delle più ampie aggressioni al cristianesimo che la storia ricordi”. Lo ha detto oggi il card. Giacomo Biffi, nel corso di una relazione tenuta oggi nella sua diocesi sul tema “La città di S. Petronio nel terzo millennio”. Secondo il cardinale, “è una singolare concezione della democrazia il far coincidere il rispetto delle minoranze con il non rispetto delle maggioranze, così che si arriva di fatto all’eliminazione di ciò che è acquisito e tradizionale in una comunità umana”. Quella nei confronti del cristianesimo, in altre parole, è per Biffi una “intolleranza sostanziale”, che si attua ad esempio “quando nelle scuole si aboliscono i segni e gli usi cattolici, cari alla stragrande maggioranza, per la presenza di alcuni di altre religioni”. “Le fantasie genetiche, il crollo della natalità, il disprezzo della vita umana, la glorificazione delle devianze sessuali, la corrosione dell’istituto famiglia e il permissivismo dilagante”: sono questi, secondo l’arcivescovo di Bologna, i “segni più manifesti” della “cultura non cristiana” oggi imperante. Ma la ricerca di una “libertà senza verità”, avverte Biffi, “finisce col mortificare la dimensione etica della vita”, dando luogo ad una “libertà incondizionata e vuota di valori” in cui “l’uomo è insidiato nella sua stessa dignità e perfino nella sua sopravvivenza”. Lo “sviluppo sempre più sofisticato dei mezzi di comunicazione”, inoltre, provoca “il predominio di una cultura visiva e intuitiva che è prigioniera della percezione e dell’attualità, a scapito della riflessione personale, della memoria storica e della capacità di progettare il futuro”. Ci sono poi, ha concluso il cardinale, i rischi insiti nell’affermarsi “di una razionalità scientifico-tecnologica che censura ogni approccio alla verità in se stessa” e i possibili effetti negativi della globalizzazione sul mondo del lavoro, che “di fronte agli anonimi potentati finanziari rischia di incorrere in un invincibile stato di alienazione”.