“Sempre più il futuro del Sud è affidato ai meridionali e a ciò che essi riusciranno a realizzare”. Lo rileva padre Michele Simone, a conclusione di un articolo, dedicato all’analisi del Rapporto 2000 della Svimez sull’Economia del Mezzogiorno, che apparirà sul prossimo numero di “Civiltà Cattolica”. Un Rapporto che, rileva, “ancora una volta, come accade da molti anni, specialmente da quando è stato abolito l’intervento straordinario del Mezzogiorno”, traccia un “bilancio finale globalmente negativo, anche se non mancano alcune zone, ad esempio della Basilicata e della Puglia, che si muovono in controtendenza”. Ma, osserva il gesuita, “l’elemento maggiormente negativo, a giudizio degli osservatori, è soprattutto quello dei prossimi due-tre anni. Infatti il primo anno risentirà del clima elettorale, pieno di promesse e di programmi futuribili – da parte sia della maggioranza sia dell’opposizione – ma scarso di realizzazioni; mentre subito dopo dovrà passare del tempo per mettere effettivamente in moto il decentramento profondo recentemente deciso dal Governo (col relativo passaggio alle Regioni di competenze, di fondi e di personale) che investirà la burocrazia regionale del Sud, già di per sé tendenzialmente lenta, inefficiente e talvolta anche scarsamente preparata”. Senza fare distinzioni fra maggioranza ed opposizione, “Civiltà Cattolica” sottolinea che “purtroppo la classe politica meridionale in genere” mostra di “non avere ancora compreso l’urgenza e la necessità di combattere le piaghe endemiche dell’area, che rischiano di mettere per lungo tempo, in un’epoca di globalizzazione, fuori mercato il Sud, condannandolo a una marginalità senza speranza”.