GENOVA: ACLI ED MCL CHIEDONO DI SOSTENERE L’OCCUPAZIONE

La crisi occupazionale e il recupero di aree produttive sono al centro del dibattito a Genova. L’ufficio di pastorale sociale e del lavoro della diocesi aveva replicato alle affermazioni di don Giovanni Baget Bozzo, secondo il quale “l’arcivescovo, che è da cinque anni in questa diocesi, non ha accennato alla spoliazione di industrie genovesi, che ha ritmato il suo episcopato”, ricordando le numerose prese di posizione del card. Dionigi Tettamanzi in difesa del lavoro e dello sviluppo della città. Oggi sono scese in campo anche le organizzazioni delle Acli (Associazione cristiana lavoratori italiani) e del Mcl (Movimento cristiano lavoratori). In un documento congiunto, infatti, i due organismi sottolineano l’urgenza di intervenire a fianco delle “fasce più deboli” della cittadinanza, costituite dalle tante famiglie in cui si trovano uno o più familiari disoccupati. Acli ed Mcl rilevano la validità dei progetti di insediare nuove attività in aree quale quella di Cornigliano, “che – ad avviso dei due organismi – presentano le maggiori caratteristiche per la rinascita economia e sociale per la città”. Vengono anche richiamate varie iniziative promosse dal mondo imprenditoriale e dalle autorità portuali, ricordando che altre grandi città con le caratteristiche di Genova (si citano Napoli-Bagnoli, Dunquerque, Duisburg) “hanno saputo trarre dall’abbandono delle attività siderurgiche l’occasione per rilanciare il proprio sviluppo economico ed occupazionale, ambientale e sociale”. Acli ed Mcl concludono sollecitando gli amministratori pubblici a “valutare seriamente le alternative alla siderurgia avanzate pubblicamente” e affermando che i loro due organismi “saranno sempre a difesa delle classi più deboli della società”.