BARNABEI: IL CITTADINO DI LODI, “LA PENA DI MORTE È ANTITEOLOGICA”

“La pena di morte è da rifiutare perché ha una valenza antiteologica: suggerisce un’idea di Dio che i cristiani hanno imparato ad allontanare, sia pur faticosamente, alla scuola di Gesù”. A ricordarlo, in un editoriale sull’ultimo numero del quotidiano della diocesi di Lodi “Il cittadino”, è don Attilio Mazzoni, che dopo l’esecuzione di Rocco Barnabei, ribadisce le ragioni del “no” alla pena di morte. “La pena di morte nega al condannato quella possibilità di recupero che deve sempre rimanere uno degli obiettivi del diritto penale – osserva don Mazzoni -. Esalta invece totalmente l’aspetto vendicativo della pena, cioè la reintegrazione di un ordine della giustizia che è stato leso”. Anzi, “contribuisce ad alimentare quella ‘cultura del linciaggio’ e quello ‘spirito di vendetta’ che molti autorevoli osservatori della società americana hanno denunciato”. La pena di morte, continua don Mazzoni, “appare oggi un residuo di barbarie, che gli Stati Uniti vorrebbero goffamente mitigare con tutto quell’apparato di ‘attenzioni’ nei confronti del condannato che hanno escogitato – dal menù scelto a piacimento tra oltre venti possibilità agli apparati tecnologici del boia – e che risponde invece al segreto tentativo di mascherare la crudeltà del fatto in sé, una sorta di schermo per la propria falsa coscienza”. In realtà “il minuzioso meccanismo che precede l’esecuzione è invece un rituale sacrificale, non una pena conforme al diritto penale ‘umanizzato’ che l’Occidente conosce. La barbarie – precisa – è che la pena capitale suggerisce l’idea di un sacrificio al quale la vittima viene designata in base alla sua colpevolezza, con l’intento, neppure troppo nascosto, di trasformarla in ‘capro espiatorio’ di quel desiderio di linciaggio e di vendetta che la società americana, pur con tutto il progresso e la tecnologia che dispiega, non è capace di esorcizzare in altro modo”. Uno dei motivi più forti per i quali la fede cristiana rifiuta oggi la pena capitale, conclude, è dato dal fatto che “Gesù è venuto per abolire, nella sua morte, il meccanismo del capro espiatorio e per insegnare agli uomini a pensare a Dio come al Padre e non come ad una istanza astratta, senza volto”.