CARD. RUINI: “SOSTENERE INSIEME LA LIBERTÀ RELIGIOSA E L’IDENTITÀ CULTURALE”

“Coniugare positivamente l’istanza della crescita di una cultura dell’accoglienza con quella della ferma repressione agli abusi, particolarmente riguardo alle organizzazioni criminali che prosperano sull’immigrazione clandestina, sullo spaccio della droga e sullo sfruttamento della prostituzione”. E’ questa, ha detto il card. Camillo Ruini, presidente della Cei, aprendo oggi a Torino i lavori del Consiglio permanente dei vescovi italiani (in svolgimento fino al 21 settembre), la via per “un migliore approccio” alla questione dell’immigrazione. A proposito delle recenti affermazioni del card. Biffi in materia, Ruini auspica “una migliore comprensione reciproca”, tenendo conto che, “da una parte, l’affermazione della libertà religiosa è essenziale per la Chiesa oltre che per lo Stato e, dall’altra, la salvaguardia della propria identità culturale è un bene non solo per i cattolici ma per l’intera popolazione”. Per questo “occorre trovare le forme possibili e opportune per favorire una genuina integrazione degli immigrati nel nostro tessuto sociale e culturale”, che “tornerà a vantaggio degli stessi immigrati”. Dopo aver ricordato suor Maria Laura Mainetti, uccisa a Chiavenna il 7 giugno scorso, il cardinale ha citato “le altre vittime di violenze insensate o abominevoli, in particolare i bambini e i ragazzi violati o soppressi da pedofili. Occorre chiedersi, senza reticenze, quanto su simili fatti e comportamenti incidano immagini e modelli di vita proposti, con disinvoltura e interessata insistenza, dalla televisione e dagli altri mezzi di comunicazione”, senza contare poi le “concezioni morali e antropologiche” o il “vuoto etico” che “contraddistinguono ampie zone dell’attuale cultura”. Accanto alle comprensibili “esigenze di sicurezza” dei cittadini, è la tesi del presidente della Cei, deve farsi strada la consapevolezza che “il fondamento primo di una convivenza serena e costruttiva sta nei valori e nelle norme morali”. In tragedie come quelle di Soverato, infine, va preso sul serio il monito a “non perseverare nell’errore di collocare insediamenti abitativi in zone ad alto rischio”. ” “” “” “