LE CELEBRAZIONI PER IL MILLENNIO UNGHERESE

“Il nostro passato, la nostra storia millenaria è la nostra speranza, e Cristo è il nostro futuro”. E’ il motto lanciato dalla Conferenza Episcopale Ungherese in vista della celebrazione del primo Millennio della nascita dello Stato Ungherese cristiano che coincide con il Grande Giubileo dell’Anno Duemila. Lo ha ripreso questa mattina mons. Làszlò Németh, rettore del Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione del concerto che sabato prossimo, nell’Aula Paolo VI, la Repubblica Ungherese offrirà a Giovanni Paolo II per celebrare questo anniversario. L’orchestra è composta da giovani dell’età media di 20 anni, ed seguirà, sotto la guida del direttore Héja Domokos, ventiseienne, la Missa Solennis composta da Ferenc Liszt per la dedicazione della Basilica di Esztergom, dove fu incoronato re Santo Stefano. “Un concerto – ha precisato mons. Németh – che per noi ungheresi è il prolungamento delle Gmg”. Della delegazione del presidente della Repubblica di Ungheria, Ferenc Madl, in carica dallo scorso 4 agosto, che giungerà per l’occasione in visita ufficiale a Roma, accompagnato dal primo ministro Viktor Orban, fa parte anche il capogruppo dei giovani ai quali Giovanni Paolo II lo scorso 5 luglio ha affidato una copia della corona di Santo Stefano. Copia che è stata portata nella parrocchia di Mattia Corvino di Budapest, percorrendo da Roma i 1200 km a piedi, ha spiegato il rettore, sulla “stessa strada che mille anni fa percorse Asztrik, l’abbate inviato dal primo re ungherese a Papa Silvestro II per chiedere una corona. I giovani sono arrivati con la copia della corona ad Esztergom proprio il 15 agosto, in coincidenza con le Gmg”. (segue)” “” “” “