“Il rapporto su ‘Lo stato della popolazione nel mondo’ quest’anno ha un messaggio molto semplice. E cioè: il prezzo della disuguaglianza è troppo alto”, lo ha detto Nafis Sadik, direttrice del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), presentando oggi a Londra l’edizione 2000 del Rapporto annuale curato da questo organismo. A Roma, in contemporanea, è stata presentata la versione italiana del Rapporto che quest’anno esplora le mille facce della discriminazione tra uomini e donne nel mondo e il costo, in termini economici e di mancato sviluppo, che questa comporta. Gli analisti dell’Unfpa, ad esempio, hanno calcolato che “un aumento di appena l’1% delle ragazze iscritte alle superiori incrementa la crescita economica dello 0,3%”. Da un altro studio, realizzato in Kenya, emerge che “dando alle agricoltrici gli stessi contributi dati attualmente agli uomini si incrementerebbe il rendimento agricolo di oltre il 20%”. E se in America Latina si equiparassero i salari di uomini e donne si incrementerebbe “il reddito delle lavoratrici del 50% e la produzione nazionale del 5%”. Questo avviene perché, spiega il Rapporto, “le donne che usano la formazione ricevuta per aumentare il proprio reddito investono poi maggiormente nella salute e nell’istruzione dei figli, con un effetto ‘a cascata’ sulle generazioni successive”. Anche in Italia bisogna ancora lavorare molto per eliminare la discriminazione tra uomini e donne, ha ricordato il ministro per le pari opportunità, Katia Bellillo, intervenuta alla presentazione del Rapporto. Va rimosso, ha detto il ministro, quel “tetto di cristallo” che pesa ancora sulla testa delle italiane, impedendo loro di inserirsi o di far carriera in molte realtà produttive e professionali.