“Il cristiano non è un estraneo al mondo e la sua fedeltà al Vangelo non è indifferenza alla storia. Un vero cristiano non può non amare gli uomini che nella concretezza di ogni giorno”. A ciascuno di noi il Signore ha rivolto un appello “nella situazione che siamo chiamati a vivere, nei momenti quotidiani che davanti a Lui sono preziosi”. Così mons. Agostino Superbo, assistente ecclesiastico nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, ha spiegato questa mattina, nell’omelia della concelebrazione eucaristica da lui presieduta a Roma per rendere l’estremo saluto a Luigi Gedda, i motivi che hanno ispirato la vita e le scelte dell’antico presidente di Ac. “Dalle responsabilità diocesane a quelle nazionali – ha detto il vescovo -, il ‘luogo di santificazione e di giustizia’ di Gedda è stato l’Ac” in particolare negli anni del secondo dopoguerra, “tempo di fatica e di lotta”, durante i quali l’associazione “ha saputo mantenere la sua fedeltà al Signore”. A proposito delle interpretazioni discordanti sul pensiero e le scelte di Gedda, mons. Superbo ha affermato: “Bisogna rendere giustizia alla sua figura con una lettura serena e una ricerca storica chiara e sensata, libera da ogni pregiudizio”. Una “fedeltà operativa e coraggiosa al Papa, al Vangelo, alla Chiesa, agli italiani” quella dell’antico presidente di Ac, nata “dalla santità e dalla giustizia, cioè dal cuore di Dio”. I pilastri della vita spirituale di Gedda posti in luce da mons. Superbo: “l’eucarestia quotidiana ad ogni costo e la contemplazione orante, l’ascolto della sua Parola”. “Povero nel cuore e nella vita”, Gedda ha fatto sua anche questa beatitudine che, ha concluso mons. Superbo, “dà senso e luce a tutte le altre”.